Ragioni dell’errore di una inconscia rimozione collettiva
In preparazione

La morte è l’evento più tragico che ci sia dato di conoscere e allo stesso tempo quello di cui sappiamo meno in assoluto. La vita invece è tutto quello che abbiamo in questo mondo e, proprio in ragione dell’affermazione precedente, sprecarla e la follia più grande di tutte. Dunque vita e morte sono indissociabilmente complicate, non si sovrappongono mai, forse si toccano appena, e l’una sembra escludere l’altra tranne che nel conferire un senso d’insieme all’avventura umana.

La società di ogni tempo si è organizzata spontaneamente, mediante la cultura, per convivere con l’accadimento della morte o rimuoverne l’idea dall’orizzonte percettivo comune, al fine di “neutralizzare” il più tragico di tutti gli eventi. Ma cosa sappiamo ancora oggi della morte? In che modo “la fine di tutto” conferisce un senso alla vita a seconda del concetto che se ne ha, delle emozioni che suscita il pensarla e dell’idea del tempo ad essa sotteso nella coscienza di ciascuno?